Europa: i perché del nostro “sì”

di: Nove Vescovi europei

Una «Lettera ai nostri fratelli e sorelle dell’Europa» è stata scritta da nove vescovi di diverse diocesi di Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo il 29 aprile scorso per invitare tutti a partecipare alle ormai imminenti votazioni del prossimo 26 maggio, ricordando l’alta posta in gioco. La scritto è anzitutto un invito a riprendere coscienza di un patrimonio che, nel corso dei secoli, ha arricchito il nostro continente; ricorda quindi lo spirito, le ricchezze e la grandezza dell’Europa e indica le sfide che il continente dovrà affrontare. L’intenzione dei vescovi è di contrastare gli attuali discorsi disfattisti e fatalistici e gli atteggiamenti di ripiegamento su se stessi. Soprattutto è un’esortazione a tenere presenti i grandi valori che i Padri fondatori hanno posto a fondamento dell’attuale Unione Europea. Dimenticarli, infatti, sarebbe una specie di suicidio del nostro continente. Segue il testo della Lettera in una nostra traduzione.

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© Calvarese, SIR

 

Noi vescovi di diverse diocesi dell’Europa occidentale, riuniti in un gruppo che abbiamo chiamato “Euregio”, profondamente interpellati dalle sfide dell’Unione Europea, abbiamo voluto rivolgerci a voi, fratelli e sorelle per condividere le nostre convinzioni e preoccupazioni in vista delle prossime elezioni.

L’Unione Europea si deve confrontare attualmente con diverse crisi economiche, politiche, demografiche e ideologiche che manifestano l’ampiezza delle sfide alle quali deve far fronte: noi siamo convinti che essa disponga di tutti i mezzi per affrontarle.

Desiderando contrastare i discorsi fatalistici, gli atteggiamenti di ripiegamento e le tendenze di una critica sterile, vogliamo con questa lettera guardare in maniera chiara e costruttiva all’Europa e al suo futuro. Vogliamo ribadire la nostra fiducia nell’Europa e la speranza che riponiamo in essa per tracciare vie nuove adeguate ai pericoli che la minacciano. Desideriamo anche invitare tutti i cittadini europei a riprendere coscienza della loro eredità comune, a riconoscere i contributi dell’Unione Europea nella vita di tutti i giorni, e a impegnarsi a favore di un avvenire guidato dal servizio al bene comune di tutti i popoli dell’Europa.

Europa: secoli di condivisioni

La nascita dell’Europa è frutto di un processo secolare. Nel corso della sua storia, i popoli dell’Europa si sono nutriti di influssi reciproci che hanno plasmato la sua cultura e il suo spirito: le belle arti e le belle lettere, le scienze umane, la filosofia, la poesia, il diritto ecc. Il messaggio di Cristo è venuto a cementare questi apporti sul piano spirituale e ad aprire i popoli europei alle nuove esigenze del Vangelo: la dignità della persona umana, la solidarietà verso tutti e la speranza nella vita eterna. L’impero romano ha ceduto il posto alla civiltà europea unificata in una cultura e valori comuni, ad opera di sovrani e pensatori che agivano in nome delle loro convinzioni cristiane. Inoltre, l’ebraismo ha tessuto una rete di solidarietà culturale che ha aperto le porte all’Oriente e all’Africa; e l’islam ci ha portato l’algebra, i numeri arabi e l’apertura alla Cina attraverso la via della seta.

Questo spirito europeo si è incarnato durante il Medioevo nelle università, tra le quali gli studenti si spostavano facilmente, nelle cattedrali gotiche che modellano il paesaggio europeo e che attestano una grande familiarità architettonica tra i diversi paesi. Queste caratteristiche dell’unità europea sono i segni visibili della storia e della cultura che uniscono ancor oggi tutti gli europei.

Nel corso dei secoli, questa lenta unificazione culturale ha sofferto di attacchi esterni, ma anche dell’individualismo e della sete di potere degli stati che hanno portato a litigi politici e a lacerazioni diplomatiche. La tremenda esperienza di due successive guerre mondiali ne sono l’esempio più recente e più doloroso. L’Europa ha visto anche nascere nel suo seno dei totalitarismi che sono giunti fino ad organizzare lo sterminio del popolo ebreo e di altre persone giudicate inferiori. Tutte queste azioni erano in totale contraddizione con lo spirito europeo e con i valori culturali che hanno plasmato l’unità dell’Europa.

All’indomani della seconda guerra mondiale, alcuni uomini politici europei hanno deciso di non commettere più gli errori fatali del passato. Robert Schuman, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Paul Henri Spaak si sono impegnati in un nuovo cammino di riconciliazione e di cooperazione. Hanno difeso il progetto di una comunità che consentisse la messa in comune della produzione del carbone e dell’acciaio tra diversi paesi confinanti (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo) per fare in modo che, mediante questa solidarietà, qualsiasi guerra fosse non solo impensabile, ma materialmente impossibile. L’Europa pacificata e unita è stata in quest’epoca una speranza per molti paesi europei: questo sogno è diventato realtà per l’audacia di uomini politici visionari.

I Padri dell’Europa hanno condiviso dei valori comuni: il senso del bene comune, il rispetto della dignità della persona umana, la solidarietà, la giustizia e la pace. Questi uomini, quasi tutti guidati da convinzioni cristiane, hanno visto l’esistenza di un’armonia tra le realtà politiche avevano appena create e i valori che animavano la loro vita. Grazie ad essi, l’Unione Europea, con i suoi circa 500 milioni di abitanti di 28 nazioni diverse, gode da allora delle condizioni di pace più lunghe della sua storia. Questa pace durevole è stata il preludio necessario per garantire lo sviluppo armonioso ed efficace delle nazioni europee.

Il 17 maggio 2016, il papa, parlando di queste basi cristiane, disse al giornale La Croix: «Sì, l’Europa ha radici cristiane. Il cristianesimo ha il dovere di innaffiarle, ma in uno spirito di servizio come la lavanda dei piedi. Il dovere del cristianesimo per l’Europa è il servizio. La nostra vocazione di cristiani è quindi di impegnarci per un’Europa a servizio del bene comune. Si tratta di mettere i nostri passi sulle orme dei padri fondatori e continuare questa opera di concordia europea».

Spirito, vocazione e grandezza dell’Europa

L’Europa non è nata da una rivoluzione violenta e improvvisa, ma da una progressiva trasformazione mediante l’influsso di principi comuni che hanno dato vita alla nuova società.

Questi grandi principi sono come l’anima dell’Europa: in primo luogo, la dignità della persona umana, nella libertà individuale e nel rispetto dei diritti di ciascuno; l’uguaglianza di natura di tutti gli uomini su cui si fonda l’idea di una fratellanza universale e la solidarietà verso tutti; il primato dei valori interiori che soli nobilitano l’uomo.

Questi principi sono, allo stesso tempo, i motori e i frutti della civiltà europea, è su di essi che si basano le relazioni sociali nel nostro continente. Se questi principi sono diventati un’evidenza per gli europei – forse inconsciamente – non vengono invece attualmente tradotti in pratica in una gran parte del mondo.

La cultura e il patrimonio spirituale dell’Europa, con il suo genio e il suo pensiero, le sono valsi per secoli un’indiscussa preminenza. L’arte romanica, l’arte gotica, il barocco e il Rinascimento sono tutti nati in Europa. La banca moderna, le grandi scoperte scientifiche, la padronanza del tempo, la meccanica, la fisica e la chimica moderna sono tutte invenzioni europee. Il progresso della medicina, l’abolizione della schiavitù, il modello democratico sono altrettanti frutti della cultura del nostro continente.

Abbiamo il dovere di lavorare affinché l’Europa, ricca di questa cultura multiforme, ritrovi il posto che non ha sempre ben occupato in passato per orientare l’evoluzione dell’umanità, non più grazie a un’egemonia del potere militare o economico, ma mediante l’irradiazione del suo spirito.

Dobbiamo essere convinti della vocazione dell’Europa di essere l’educatrice disinteressata dei popoli, specialmente di quelli che vivono in situazioni di conflitto e di sottosviluppo, al fine di fornire loro le necessarie conoscenze di cui hanno bisogno per il loro sviluppo spirituale, non limitandosi solo ad un’assistenza puramente economica o materiale, ma fornendo loro un nuovo ideale.

Bisogna pertanto che si affermi un tale spirito, vale a dire essere consapevoli di un patrimonio comune specificamente europeo e avere la volontà di salvaguardarlo e di svilupparlo.

Le sfide dell’Europa oggi

Anche se l’Europa, dal 1945, ha vissuto il più lungo periodo di pace della sua storia, è altrettanto vero che la pace e l’unità restano sempre da costruire. L’attuale crisi è caratterizzata dalla molteplicità delle sue cause e dalla complessità del mondo contemporaneo in cui sorgono. Qui vogliamo ricordare quelle che a noi sembrano le principali sfide che l’Europa dovrà affrontare negli anni a venire.

La solidarietà. Dobbiamo sostenere un’Europa che favorisca una maggiore giustizia sociale fra tutti. L’Unione Europea deve privilegiare il sostegno delle persone in difficoltà di fronte al liberalismo finanziario che disprezza la persona umana. Questo è il motivo per cui dobbiamo intensificare il processo di collaborazione europea, ad esempio sul piano tecnologico o con altre iniziative di scambio di informazioni che favoriscano l’identità e il genio europei.

La lotta contro le nuove forme di terrorismo. Di fronte alle nuove forme di terrorismo, il ripiegamento su se stessi è non solo un’assurdità, ma porterebbe al suicidio organizzato. La solidarietà europea sul piano diplomatico è l’unica via contro i terroristi che non conoscono frontiere. La posta in gioco è troppo alta perché una nazione da sola possa farvi fronte in modo efficace. A tale riguardo, l’Europa dovrà proseguire i suoi sforzi per organizzare la protezione delle sue frontiere esterne.

Il rispetto della vita umana. Dobbiamo sostenere il rispetto della vita umana in tutte le sue fasi e in tutte le sue dimensioni, indipendentemente da età, sesso, origini, convinzioni filosofiche o religiose. In effetti, noi crediamo che tutti gli uomini sono creati uguali a immagine di Dio.

Il rispetto dell’ambiente. Le questioni ambientali devono stare al centro delle nostre preoccupazioni. L’Unione Europea dispone dei mezzi per affrontare questo problema e noi possiamo aiutarla a rispondere a questa sfida con l’impegno di ciascuno nella vita quotidiana per salvaguardare la casa comune: ciò significa adeguare i nostri stili di vita, adottare dinamiche di consumo più responsabili e una forma di vita più sobria. Dobbiamo imparare a riconsiderare le questioni ambientali nell’ottica di un’ecologia integrale che pone l’uomo al centro della Creazione nella sua dimensione relazionale con altri uomini e le altre creature. «Siamo chiamati ad essere strumenti di Dio Padre perché il nostro pianeta sia ciò che ha sognato creandolo e affinché risponda al suo progetto di pace, bellezza e pienezza» (papa Francesco, enciclica Laudato si’, n. 53).

Il problema della migrazione. L’Europa deve affrontare la questione migratoria secondo i suoi principi fondamentali di rispetto della dignità della persona umana e nella sollecitudine per il bene comune. I migranti lasciano i loro paesi per motivi economici o per ragioni di sicurezza. L’Europa deve aver cura, in un approccio concordato e accettato da tutti i suoi Stati membri, di accoglierli degnamente, gestendo l’urgenza della loro situazione con la necessaria pazienza e delicatezza, in modo che le misure adottate non siano causa di tensioni nelle società ospitanti. I cristiani devono guardare a queste persone sofferenti con lo sguardo di Cristo.

Problematiche legate all’occupazione e alla demografia in Europa. I paesi europei hanno problematiche diverse in termini di occupazione e di demografia: alcuni faticano ad offrire ai loro abitanti una condizione di lavoro sicuro, altri stanno vivendo un declino demografico e trovano difficoltà a occupare i posti lasciati liberi. Una politica coordinata permetterebbe di superare le attuali difficoltà e di fare in modo che queste debolezze diventino un’opportunità per i cittadini europei. Offrire a ciascuno la possibilità di avere una fonte di reddito stabile è la condizione sine qua non per garantire lo sviluppo integrale della persona.

Rafforzare l’identità europea. I paesi dell’Unione Europea devono rimanere aperti al dialogo reciproco nella loro grande diversità. Questa apertura non significa che ogni paese perde la propria identità. Al contrario, ciascuno, ricco della propria cultura, consente all’altro di scoprire una parte dell’identità europea. Questo è il motivo per cui dobbiamo intensificare progetti di cooperazione europea, come, per esempio, sul piano tecnologico Airbus, o ancora nel progetto satellitare Galileo, e tutte le iniziative di integrazione e condivisione delle informazioni che favoriscono questa identità europea.

Costruire insieme l’Europa di domani. Di fronte alle nuove sfide e alla rapida evoluzione del mondo, l’Europa non potrà essere salvata dall’esterno. È una comunità di azione liberamente concertata e organizzata: le nazioni portano la responsabilità dei loro fallimenti e dei rimedi ai pericoli che la minacciano. La storia europea mostra che la discordia tra i suoi stati membri la indebolisce, mentre la loro unione la salva. L’Europa è, e sarà, ciò che ne vogliamo fare. Abbandonare l’Europa non sarebbe solo un suicidarsi, ma un incorrere nella terribile responsabilità di avere lasciato perdere un patrimonio che ci è stato affidato da circa 2000 anni, a cui i nostri antenati hanno dato un lustro incomparabile e di cui il mondo contemporaneo ha tanto bisogno. Noi dobbiamo, vogliamo ridare all’Europa il suo prestigio e la sua forza; in altre parole, restituirle la sua antica missione di guida e di arbitro dell’umanità.
L’Europa recupererà la sua anima nella varietà delle sue qualità e aspirazioni. L’unità delle convinzioni fondamentali che cementano l’Europa da secoli si concilia con la pluralità delle tradizioni e delle convinzioni nazionali. Dobbiamo essere orgogliosi dei valori di umanesimo e di solidarietà che ci uniscono ed essere consapevoli che ognuno di noi ha la responsabilità del futuro dell’Europa. Impegniamoci a far vivere l’anima e lo spirito dell’Europa. Il suo destino oggi è nelle nostre mani.

Pertanto, noi vescovi cattolici, invitiamo i nostri concittadini a prendere parte alle elezioni europee in spirito di servizio del bene comune, per tutti i nostri fratelli europei. Di fronte a certe difficoltà, alcuni vorrebbero opporsi all’Unione Europea e ripiegarsi in nazioni indipendenti. Siamo convinti che la solidarietà e la collaborazione tra le nazioni sia la risposta più fruttuosa che possiamo dare alle attuali problematiche dell’Europa. Pieni di fiducia e di speranza in questa comunità di destino, crediamo che i giorni oscuri lasceranno il posto a una nuova aurora, purché ciascuno sia consapevole delle proprie responsabilità e non si sottragga al suo dovere.

In questa festa di santa Caterina da Siena (1347-1380), vorremmo ricordare l’appello di questa donna eccezionale a porre fine allo scisma nella Chiesa cattolica e a creare un’unità in Europa, lottando contro i compromessi e la corruzione. Per raggiungere questo obiettivo, bisogna nascere dallo Spirito, come ha detto Gesù a Nicodemo (Gv 3,7-8: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito). Che il soffio dello Spirito ci faccia nascere dall’alto e contribuisca alla rinascita dell’Europa!

Lussemburgo, 29 aprile 2019,
festa di santa Caterina da Siena, copatrona d’Europa

+ Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo

+ Stephan Ackermann, vescovo di Treviri

+ Jean-Pierre Delville, vescovo di Lüttich

+ Helmut Dieser, vescovo di Aquisgrana

 + Jean-Paul Gusching, vescovo di Verdun

+ Jean-Christophe Lagleize, vescovo di Metz

+ Jean-Louis Papin, vescovo di Nancy

+ Marc Stenger, vescovo di Troyes

+ Rémy Vancottem, vescovo di Namur

Elezioni europee 2019 – Cf. SettimanaNews

M. Neri, Un patto per l’Europa

M. Draghi, Europa: sovranità in un mondo globalizzato

A. Campoleoni, La generazione Erasmus esiste

K. Appel, L’Europa e il suo fantasma

G. Ambrosio, Apologia per l’Europa

B. P., Elezioni europee: populismo suicida

M. Crociata, Elezioni europee un’occasione imperdibile

Z. Stankevics, Reazioni al discorso di Juncker

F. Santoro: Vescovi pugliesi per l’Europa

Pax Christi International, L’Europa che vogliamo

M. T. Pontara Pederiva, Voto europeo e priorità dei cattolici

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Un commento

  1. Francesco Durantini 4 maggio 2019

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