Il papa, il Giappone e il Cammino

di: Franco Sottocornola
vescovi giapponesi

I vescovi del Giappone in visita ad limina

La visita (17-26 settembre) del cardinal Filoni, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli (competente per i paesi cosiddetti «di missione», tra i quali il Giappone) ha avuto certamente come momento forte la consegna della Lettera del papa ai vescovi appositamente riuniti nella sede della Nunziatura a Tokyo il giorno 17 settembre. Questa lettera era stata preannunziata e, come la visita stessa del cardinale, era attesa con un misto di soddisfazione e apprensione.

La Lettera del papa

Si pensava che, chissà, il cardinale potesse portare l’annuncio di una prossima visita del papa in Giappone, da anni chiesta da parte dei vescovi giapponesi e dallo stesso primo Ministro Abe. Ma si sospettava anche che questa lettera avrebbe toccato lo spinoso problema dei rapporti tra i vescovi giapponesi e il movimento del «Cammino», meglio conosciuto come movimento neocatecumenale.

Di fatto il messaggio papale, letto dal cardinale Filoni e poi consegnato per iscritto a mons. Takami, presidente della Conferenza episcopale giapponese, dopo una opportuna e lodevole introduzione che ricorda i tanti martiri giapponesi, e una parte centrale che analizza la situazione attuale del Giappone in riferimento alla evangelizzazione che procede a rilento e sembra, anzi, al momento avere una involuzione, tocca verso la fine l’argomento dei «movimenti ecclesiali», raccomandandone la conoscenza e il riconoscimento proprio in vista di un risveglio missionario.

In un’intervista rilasciata ad Asia News, Mons. Kikuchi, vescovo di Niigata e presidente di Caritas Japan, il 22 settembre, l’argomento è stato toccato esplicitamente. Il vescovo di Niigata dice che «il messaggio del papa è un incoraggiamento per tutti noi a ripensare il nostro atteggiamento nei confronti della missione ad gentes» e accoglie positivamente anche la raccomandazione a valorizzare a questo fine i recenti «movimenti ecclesiali», «anche se – aggiunge – rimangono problemi irrisolti con uno di essi». Questo riferimento è chiaramente rivolto al movimento dei Neocatecumenali.

Il testo del papa, portato dal Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, del quale sono ben note le simpatie per il movimento neocatecumenale, sembra quindi avere – come ben colto da mons. Kikuchi – due scopi: infondere un nuovo fervore missionario nella Chiesa che è in Giappone e invitarla a valorizzare in esso la collaborazione dei recenti movimenti ecclesiali. Questo il «testo». Ma il «contesto», per chi ne è al corrente, riguarda due temi in particolare.

Il movimento neocatecumenale

Sostieni SettimanaNews.itIl primo tema è la recente rottura tra l’episcopato giapponese e il movimento neocatecumenale, al quale è stato chiesto di sospendere ogni attività in Giappone per un periodo di cinque anni e di chiudere il proprio seminario a Takamatsu. La «rottura» è arrivata dopo un lungo periodo di tensioni, dovute a un triplice fattore:

(a) In Giappone i cattolici sono una piccola minoranza, circa 450.000 ossia lo 0,3 per cento della popolazione. Molte «parrocchie» contano poco più di cento fedeli sparsi spesso su vaste aeree e la domenica vedono a volte la riunione di una trentina o anche meno di questi fedeli. L’insistenza del Cammino neocatecumenale ad avere proprie celebrazioni eucaristiche ha creato in molti casi una divisione nella già piccola comunità che, da un punto di vista pastorale, è inaccettabile; specialmente in Giappone dove il senso di «gruppo» è molto forte e una «divisione» al suo interno insostenibile.

(b) Il movimento neocatecumenale, è risaputo, ha usanze liturgiche proprie. Queste differenze sono particolarmente sofferte in Giappone dove la «sensibilità di gruppo» si esprime anche in una forte uniformità di comportamento.

(c) Il movimento neocatecumenale nel suo forte senso di identità sembra meno attento alle istanze di inculturazione o adattamento alla cultura del paese nel quale di solito lavora inviando missionari originari di altri paesi. A questi fattori si aggiunga una certa difficoltà ad accettare le direttive dei vescovi locali quando queste sembrano in contrasto con la linea indicata dalla direzione del Cammino stesso e, in caso di divergenze, una certa difficoltà ad accettare un compromesso.

Tutto ciò, ovviamente, nulla toglie ai meriti del movimento in questione, alla stima per il suo zelo missionario, per la coraggiosa professione della fede, e anche alla metodologia stessa che conduce a queste mete evangeliche. Le difficoltà concrete sono legate specificamente alla situazione della Chiesa in Giappone.

neocatecumenali concerto

L’esecuzione di una sinfonia composta da Kiko Arguello nella Suntory Hall di Tokio (2016)

Dopo la «rottura» di cui sopra in più riprese ci sono stati tentativi di chiarimento in vista di una soluzione, anche mediante l’incontro di delegazioni dei vescovi giapponesi con lo stesso santo padre, la nomina di un «mediatore», e altre vie alla ricerca di un’intesa. Ma la situazione era e rimane «di stallo».

A una soluzione di essa tende l’appello rivolto da papa Francesco nella parte finale della sua Lettera ai vescovi giapponesi.

La missio ad gentes

Una seconda tematica, di per sé ancora più importante, della lettera papale riguarda la necessità di un risveglio o rilancio della missio ad gentes, ossia del «primo annuncio» del Vangelo a quanti ancora non lo conoscono, o non l’hanno accolto.

Come accennato sopra il numero dei cattolici in Giappone è molto molto piccolo, lo 0,3 per cento della popolazione. Insieme a protestanti e ortodossi… forse supera di poco l’1 per cento… E, recentemente, si è notata una flessione nel numero stesso dei cattolici. Questo fenomeno, se visto con il rapido invecchiamento della popolazione, appare ancora più preoccupante.

Su questo tema è ritornato il cardinale Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli in successivi interventi durante il suo viaggio, visitando Nagasaki (19 settembre), Hiroshima (20 settembre), Osaka (21 settembre), Fukushima (22 settembre, la zona devastata dallo tsunami e collasso della centrale atomica causati dal terribile terremoto del 2011), e infine Tokyo, il 23 settembre.

Le radici di questa scoraggiante situazione missionaria sono complesse e non è possibile analizzarle dettagliatamente qui. Tuttavia, tra di esse, sta il fatto che negli ultimi quarant’anni circa la responsabilità e la guida effettiva anche dello sforzo missionario della Chiesa in Giappone sono passate dall’iniziativa principale dei «missionari», a quella della Chiesa locale, seconde le direttive del Concilio Vaticano II. Da una parte, il numero dei «missionari» è venuto diminuendo sempre più; dall’altra, i responsabili della Chiesa locale sono comprensibilmente più preoccupati della organizzazione della comunità cristiana, della formazione dei fedeli, della presenza come Chiesa nella società giapponese come tale specialmente sui temi della giustizia e della pace, ecc. e meno (rispetto ai «missionari» – diciamo così – «di vocazione specifica») alla proclamazione o comunicazione del Vangelo a quanti ancora non lo conoscono, ossia alla missio ad gentes in quanto tale (tra le altre cause però non si può negare anche l’influsso di una «indebolita teologia della missione» importata dall’estero!).

Anche a questa situazione della evangelizzazione in Giappone si rivolge la lettera del papa e si sono rivolti gli appelli del cardinale Filoni nelle varie tappe del suo viaggio in Giappone, specialmente a Nagasaki e a Osaka.

Ma, certamente, quando i vescovi del Giappone si incontreranno nuovamente con il Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, il prossimo 25 settembre, nella sede della Nunziatura, per una «giornata conclusiva» della visita, l’argomento caldo e dibattuto non sarà – purtroppo – quello del rilancio o risveglio dello spirito missionario in questo paese. Sarà quello più scottante di un’intesa, se possibile, con il movimento del Cammino neocatecumenale.

Franco SottocornolaPadre Franco Sottocornola, missionario saveriano bergamasco, vive in Giappone da quasi  40 anni. È fondatore del Centro di spiritualità e dialogo interreligioso Shinmeizan («La montagna della vera vita»), fondato 30 anni fa nella Provincia di Kumamoto, sull’isola di Kyushu, dove vivono religiosi e religiose italiani e giapponesi. Un luogo di silenzio e di spiritualità dove religioni e tradizioni molto diverse possono incontrarsi in un clima di rispetto reciproco. Caratteristica di Shinmeizan è attingere dalla tradizione culturale e religiosa del Giappone elementi importanti da valorizzare nella spiritualità cristiana.

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2 Commenti

  1. don Carlo Truzzi 27 settembre 2017
  2. Marco 25 settembre 2017

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