Lettere da Lampedusa /5

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Suor Maria Cristina Tibaldo, vicentina, è Carmelitana minore della Carità. È tra le cinque suore di diverse congregazioni che attualmente vivono a Lampedusa e fanno parte del progetto dell’Unione italiana superiore generali (UISG) per accogliere i migranti durante gli sbarchi al molo Favarolo. Proseguiamo la pubblicazione di alcune delle sue lettere da Lampedusa.

Lampedusa, 27 novembre 2024

Non voglio spiritualizzare tutto… ma durante le lodi del mattino, mentre leggevamo:

«Sul mare passava la tua via,
i tuoi sentieri sulle grandi acque
e le tue orme rimasero invisibili» (Sal 76)

mi veniva troppo in mente la nave della Guardia Costiera di ieri: di solito la vediamo arrivare già da lontano perché siamo lì ad aspettarla… e mentre arriva – soprattutto se il mare è un po’ agitato – sembra che divida di netto il mare in due, e una volta passata, il mare ritorna come prima.

Mentre questa bellissima immagine mi distrae dalla preghiera, appare sul display del mio cellulare che entro 20 minuti sono in arrivo 65 persone (preghiamo sempre con il cellulare essendo noi sorelle di nazionalità diverse). Dunque, esco subito per arrivare in tempo.

Finito lo sbarco, in fondo al molo, ho un posticino tutto mio dove ho messo (non in vista) anche un paio di foto, e se non c’è nessuno mi siedo un po’ lì. Non ci posso credere… appare sotto i miei occhi, senza preavviso, un barchino (non certo di quelli che dividono il mare in due parti!), così piccolo che in confronto alle barche lì vicine sembra un guscio di una noce, ma con un carico molto prezioso.

Rimango a bocca aperta proprio come quando si riceve un regalo inaspettato: nel barchino ci sono quattro bambini, anzi cinque, perché uno è nella pancia della mamma, e poi due donne e sei uomini. Qui vengono chiamati «sbarchi autonomi»: sono partiti da qualche parte del mare e a volte arrivano senza che nessuno se ne renda conto, nessuno ne sa niente, quindi mandano letteralmente in tilt la «super organizzazione» degli sbarchi, perché non c’è nessuno ad aspettarli e soprattutto non c’è nessuno per dare l’ok per scendere a terra.

Oggi molti sbarchi: due quasi in contemporanea, in un solo pomeriggio mi sembra di aver vissuto tutti i Misteri del Rosario messi insieme e anche altre scene ben conosciute del Vangelo (sempre per non voler spiritualizzare tutto!!!). Ma voi cosa pensereste di una mamma terrorizzata, stanca e sfinita con un bimbo di pochi giorni in braccio? … da quale Erode stava scappando? E quel papà, che con il suo corpo faceva scudo a un bimbo troppo piccolo per trovarsi in una situazione così… dov’è il latte (per lo meno in polvere)?

Oggi è stato il giorno dei bambini. E poi quegli uomini che non potevano sedersi per le tante ustioni e ferite sulle gambe e sul corpo…

Eravamo in tanti sul molo, ma alla fine noi siamo venute via in silenzio, perché mancava qualcuna, che non ce l’ha fatta, e si sentiva forte la sua mancanza. Un giorno un guardacoste ha detto: «Nessuno dovrebbe vedere queste scene atroci causate da altri esseri umani…». Oggi pomeriggio anche il sole che si nascondeva dietro alle nuvole sembrava voler rispettare questa sofferenza.

Concludo questa breve testimonianza ringraziando tutti ma proprio tutti per la possibilità che mi è stata data di passare questo breve tempo a Lampedusa. Vi invito a pregare per le tantissime persone che ho incontrato, per questo popolo in cammino… perché ognuno possa camminare verso la Pace. Quel poco che ho fatto l’ho fatto sempre anche a nome vostro.

A presto,
sr M. Cristina

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