I politici vanno in paradiso?

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Religiosi, martiri, vergini: queste sono le biografie standard dei santi e dei beati. Ci sono anche alcuni nobili, principi e regine. E i politici? Seguendo l’esempio di san Tommaso Moro, ce ne sono sempre di più, ma la via verso la santità per loro è più difficile che non per gli altri.

In ogni epoca ci sono sempre stati dei santi. Anche se l’immagine esemplare dei servi di Dio è plasmata sui santi classici degli ordini religiosi, come Francesco d’Assisi e Ildegarda di Bingen  o i martiri, come il primo diacono Stefano e sant’Agata, anche la politica ha sempre avuto una rappresentanza; è lunga, infatti, la serie dei prìncipi e delle regine santi e beati.

Con la beatificazione, nel 1886, e la canonizzazione nel 1935, del Lord Cancelliere inglese Thomas More (Tommaso Moro), anche un politico a tempo pieno fu elevato all’onore degli altari. Morì martire, perché non volle riconoscere la pretesa del re Enrico VIII di essere capo della Chiesa d’Inghilterra. Da oltre 20 anni, Moro è anche patrono dei politici di professione: papa Giovanni Paolo II, nel 2000, lo ha proclamato santo patrono dei governanti e dei politici, perché «il mondo della politica e dell’amministrazione sente il bisogno di modelli credibili», come è scritto nell’apposito  motu proprio.

Moro è descritto nel documento come esemplare di una politica fondata sulla responsabilità cristiana. La sua vita insegna che governare è soprattutto un «esercizio di virtù». Giovanni Paolo II ricava dalla biografia del santo un programma politico-cristiano: Moro aveva posto la sua attività pubblica «a servizio della persona, specialmente se si trattava di persone deboli o povere; guidò le lotte sociali con uno speciale senso di giustizia; protesse la famiglia e la difese con instancabile impegno, promosse un’ampia educazione dei giovani».

Prìncipi santi – Legittimazione del potere

Il fatto che la politica e la santità abbiano tra loro delle interrelazioni appare oggi insolito per via della separazione consolidata tra Stato e Chiesa.

I santi delle case regnanti, considerate come figure emblematiche della guida dello Stato – vedi il santo re Stefano d’Ungheria –, difficilmente si adatterebbero ai nuovi tempi, come pure gli sforzi per canonizzare i predecessori al fine di legittimare il proprio potere – l’impresa riuscì all’imperatore asburgico Federico III nel 1485 per il margravio Leopoldo III, che diventerà più tardi santo patrono dell’Austria – oggi non sarebbero più politicamente percorribili.

A differenza dei monarchi per grazia di Dio, i politici moderni non traggono la loro legittimità dall’alto, ma dal basso, dal popolo. La realpolitik e la necessità di venire a compromessi non favoriscono propriamente uno stile di vita santo. Questo fatto è evidente nell’attuale discussione riguardante il presidente degli Stati Uniti Joe Biden: mentre il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, John F. Kennedy, dovette  dissipare i timori che un politico cattolico rischiasse di diventare troppo dipendente dalla sua Chiesa e dal papa, Biden deve affrontare massicce critiche di gran parte della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per la sua politica sull’aborto. Nella sua vita, Joe Biden non gode di una reputazione di santità, almeno da parte dei vescovi del suo paese, che hanno con lui un rapporto piuttosto distaccato.

I compromessi non sono di per sé problematici, come ha sottolineato anche l’ex prefetto della Congregazione per la causa dei santi, il card. José Saraiva Martins, in un’intervista a un quotidiano italiano. I compromessi non devono essere intesi come «una contrattazione a scapito della verità e della giustizia». «In questo caso, tutti i politici sarebbero automaticamente squalificati», ha affermato Martins.

In politica, infatti, non è mai possibile raggiungere tutti gli obiettivi, e spesso esistono diverse opzioni legittime e in questo caso è consentito scendere a compromessi. «Dio ha creato un ordine nell’universo. Ma entro questo quadro, egli vuole la cooperazione libera e responsabile degli esseri umani nel completamento dell’opera della creazione in base alla propria coscienza rettamente formata», ha detto il cardinale, che fu presidente della Congregazione per la causa dei santi dal 1998 al 2008.

Martiri del XX secolo

Nel XX secolo, i beati e i santi politici sono soprattutto associati ai martiri della resistenza contro i sistemi totalitari, come il beato sindacalista ed esponente del Movimento cattolico dei lavoratori Nikolaus Groß, assassinato nel 1945 dopo un processo “esemplare” a Plötzensee. Ma ci sono anche dei politici canonizzati dalla Chiesa in tempo di pace.

Un primo esempio e forse la prima beata politica democratica è Hildegard Burjan (1883-1933). L’austriaca fu eletta nel 1919 alle prime elezioni in cui le donne avevano il pieno diritto di voto come deputata cristiano-sociale all’Assemblea nazionale costituente austriaca, dopo essere già stata membro del consiglio comunale di Vienna. In parlamento, lottò per l’uguaglianza.

«Parità di retribuzione a parità di lavoro» era la sua richiesta, che è tuttora attuale. Ma rimase deputata solo per un anno, prima di dedicarsi a compiti sociali e diventare una pioniera del lavoro sociale moderno. Fondò la Congregazione religiosa delle Suore della carità sociale e combatté per diritti delle donne. Nel 2012 fu beatificata nella cattedrale di Santo Stefano, a Vienna.

Otto anni prima Alberto Marvelli fu canonizzato come beato: ingegnere e sindacalista era già presidente dell’Azione cattolica italiana all’età di 18 anni. Durante la seconda guerra mondiale, si impegnò per i senzatetto e i feriti e salvò i perseguitati dalla deportazione nei campi di concentramento nazisti durante l’occupazione tedesca.

Dopo la guerra fu impegnato come consigliere comunale e membro della presidenza dei neo-fondati cristiano-democratici. Non vide il successo della sua candidatura alle elezioni municipali del 1946: morì investito da un camion mentre in bicicletta si stava recando a un raduno elettorale. Papa Giovanni Paolo ha detto di lui: «Cercò nella preghiera l’ispirazione per l’impegno politico nella ferma convinzione che sia necessario vivere nella storia contemporanea come figli di Dio per fare di essa una storia della salvezza».

Durante la seconda guerra mondiale, Alberto Marvelli fu di stanza a Treviso, dove partecipò all’organizzazione delle operazioni di soccorso e alle attività caritatevoli. Dopo il suo ritorno a Rimini (la città fu liberata il 23 settembre 1944), riuscì a salvare molti giovani dalla deportazione procurando documenti e passaporti falsi, e persino aprendo vagoni sigillati che partivano dalla stazione di Santarcangelo. A Rimini si occupò della ricostruzione.

Padri fondatori dell’UE sulla via della beatificazione

Burjan e Marvelli non erano statisti e donne eccezionali. Il loro lavoro fu caratterizzato soprattutto dall’impegno sociale e da una vita breve.

Visse più a lungo il domenicano laico e secondo sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, morto nel 1977 all’età di 73 anni dopo aver collaborato alla elaborazione della Costituzione italiana del dopoguerra. Nel 2018 gli fu riconosciuto il grado delle virtù eroiche.

Il fatto che la Chiesa possa riconoscere la santità anche alla prima fila della politica è dimostrato da altre due personalità, entrambe legate alla ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale e all’unificazione europea: Robert Schuman e Alcide De Gasperi.

Il Primo Ministro italiano De Gasperi, con il quale anche Marvelli aveva lavorato a stretto contatto, si batté per l’integrazione occidentale dell’Italia, l’adesione alla NATO e, cosa forse ancora più importante, con Schuman e il cancelliere tedesco Konrad Adenauer, per la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, una delle istituzioni che hanno fatto da premessa all’Unione Europea.

Schuman, come ministro degli Esteri francese, fu un promotore della riconciliazione franco-tedesca. De Gasperi (1954) e Schuman (1958-1960) furono in seguito anche presidenti del Parlamento europeo.

De Gasperi e Schuman non sono ancora beati: manca il miracolo necessario per la beatificazione. A De Gasperi è già stato riconosciuto da papa Giovanni Paolo II nel 1993 il «grado di virtù eroiche», primo passo importante sulla via della beatificazione; Schuman ha superato questo ostacolo solo di recente, alla fine di giugno.

La Congregazione per la causa dei santi, nella biografia del nuovo «venerabile servo di Dio», sottolinea che Schuman ha vissuto la carriera politica «come missione e impegno apostolico». Elencando le sue azioni politiche più rilevanti, il Vaticano ricorda la difesa del Concordato con la Santa Sede nella sua patria, il dipartimento della Mosella, prima ancora dell’impegno per la giustizia sociale. Con De Gasperi e Adenauer, la Congregazione gli rese omaggio come «padre, apostolo dell’Europa unita, pellegrino, architetto e pioniere dell’Unione Europea». La virtù della fede, secondo la Congregazione, ha plasmato tutta la sua vita: «La decisione di impegnarsi in politica è stata considerata da lui come obbedienza alla volontà di Dio».

Nessuna canonizzazione dei programmi di partito

Le canonizzazioni dei politici sono rare anche perché – come quelle dei prìncipi dinastici del Medioevo e dei primi tempi moderni – possono essere confuse con una legittimazione della politica delle persone venerate.

Anche il vescovo della diocesi natale di Schuman, Jean-Christophe Lagleize, si è opposto a questi cortocircuiti in un’intervista al quotidiano La Croix. «Questo non è il processo di beatificazione di un programma politico», ha dichiarato. «L’eventuale beatificazione di Robert Schuman non riguarda le sue idee. Sarà quella di un battezzato che ha messo la propria vita al servizio del bene comune e che, insieme ad altri, come Konrad Adenauer, Jean Monnet e Alcide De Gaspari, è stato uno dei grandi protagonisti della riconciliazione franco-tedesca. È un uomo che ha vissuto la sua fede di laico al servizio del suo paese e della pace».

Ma per un’altra ragione le canonizzazioni dei politici sono più complicate rispetto a quelle di altri credenti. È vero che, come ha sottolineato il card. Martins, sono sottoposti alle stesse condizioni di tutti gli altri potenziali beati e santi. Si tratta però di una sfida particolare in quanto riguarda politici la cui attività ha avuto dei riflessi a livello nazionale o internazionale: «In questo caso, è necessario inserire la persona nel suo contesto storico e sociale, mentre in altri casi – si pensi, ad esempio, a una madre di famiglia che ha vissuto la vita quotidiana in un ambiente geografico limitato – è sufficiente una descrizione più generica dell’ambiente. dove il candidato/a alla canonizzazione ha trascorso la sua vita».

Schuman e De Gasperi hanno superato il primo ostacolo. Le circostanze e gli effetti di vasta portata della loro vita sono stati esaminati e trovati buoni dalla Chiesa.

Per quanto riguarda Schuman, tuttavia, il suo vescovo si rammarica perché è ancor oggi considerato principalmente come un politico; ma per la beatificazione c’è ancora bisogno di un miracolo ottenuto per sua intercessione. Per questo, il vescovo vuole adoperarsi affinché Schuman sia visto anche come un «intercessore presso il Signore»: «Per il momento esiste ancora un certo deficit sotto questo punto di vista». Per superarlo, ogni anno, nell’anniversario della sua morte, il 4 settembre, in diocesi si celebra una messa con anziani e malati con la richiesta della sua intercessione.

Ufficialmente, la tessera del partito non serve

In Germania sono più riservati: mentre le diocesi di origine di Schuman e di De Gasperi, Metz e Trento, si adoperano per la beatificazione, nell’arcidiocesi di Colonia non è previsto alcun procedimento per Konrad Adenauer, terzo nel mazzo dei Padri fondatori europei. Un relativo rapporto nel quotidiano La Stampa fu smentito nel 2002 poco dopo la pubblicazione. Anche per l’esperto dei santi, il prelato di Colonia, Helmut Moll, che redige una raccolta dei martiri del XX secolo per la Conferenza episcopale tedesca (DBK), non risultano altre procedure per i politici in Germania e, quando gli viene chiesto di Adenauer, è molto restio. «La procedura per Konrad Adenauer, aggiunge, dovrebbe essere sostenuta anche dalla CDU».

I cristiano-democratici sembrano finora avere le carte migliori per i membri del partito da canonizzare: Schuman, De Gasperi, Groß, Marvelli, Burjan, La Pira appartenevano tutti al Partito Democratico Cristiano del loro paese.

Presto le loro file potrebbero essere integrate dal primo Cancelliere della Repubblica d’Austria – recentemente la diocesi di Sankt Pölten ha ripreso la procedura per Leopold Figl – e dal sacerdote Luigi Sturzo, uno dei fondatori del “Partito Popolare Italiano” che, in seguito, divenne la “Democrazia Cristiana”. Quindi un monopolio dei cristiano-democratici? Il card. Martins, ex prefetto della canonizzazione, pesa le parole: «Per l’amor di Dio, la santità non ha una tessera di partito!». Ma la giusta tessera di partito non sembra essere di pregiudizio.

  • Pubblicato dalla KNA, 10 luglio 2021 (traduzione dal tedesco di p. Antonio Dall’Osto).
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