Lefebvriani: ginnastica pre-scisma

di:
sspx

Pascal Schreiber, rettore del seminario dei lefebvriani a Zaitzkofen e designato all’episcopato.

La comunicazione della Fraternità sacerdotale san Pio X (lefebvriani) viene scandita in funzione e a conferma delle progettate ordinazioni episcopali. Anzitutto l’annuncio fatto il 2 febbraio. Poi arriva il comunicato del consiglio generale della Fraternità per rifiutare la proposta di dialogo suggerita dal card. Victor Manuel Fernandez.

Il passo successivo è stata la dichiarazione di fede cattolica rivolta a Leone XIV e l’annuncio dei quattro nomi dei designati all’episcopato: Pascal Schreiber, Michaele Goldade, Michel Poinsinet de Sivry. Marc Hanappier.

L’attesa ordinazione viene preparata da comunicazioni che testimoniano la salute e la crescita della comunità: i seminari fiorenti e la galassia delle comunità religiose fuoriuscite dalle obbedienze precedenti per “accasarsi” nei pressi della fraternità. Il seminario bavarese di Zaitzkofen, ad esempio, è oggi al massimo del suo sviluppo con 54 studenti teologi.

Il rettore Pascal Schreiber, uno dei futuri vescovi, ha annunciato l’entrata nel 2025 di nove giovani con l’età media di 22 anni. Il sito ufficiale elenca puntigliosamente le 26 comunità religiose di varie appartenenze che fanno riferimento al loro magistero: 19 femminili, 7 maschili.

«Una vera e propria costellazione di vita religiosa è stata mantenuta o riformata: più di venti rami tradizionali, derivanti da ordini e congregazioni storiche, mantengono le loro antiche costituzioni in tutto il loro rigore e la loro bellezza, attirando centinaia di giovani uomini e donne».

Mostrare i muscoli e proclamare la fede

Non contenti della dichiarazione di fede cattolica di un mese fa, il superiore generale, don Davide Pagliarani, e il suo consiglio (mons. Alfonso de Galarreta, p. Christian Bouchacourt, mons. Bernard Fellay e p. Franz Schmidberger) pubblicano una Professione di fede cattolica della fraternità sacerdotale san Pio X per illuminare le anime di fronte agli errori moderni (24 giugno).

18 pagine, 154 numeri, 127 note raccolte sotto 17 titoli: la rivelazione divina, fede e tradizione; Dio, principio e fine di tutte le cose, Santissima Trinità: la creazione dell’uomo e l’ordine soprannaturale della grazia; il peccato originale e la condizione dell’uomo; Gesù Cristo, Verbo incarnato, unico mediatore e redentore; la santissima Vergine Maria nell’economia della salvezza; la Chiesa cattolica, corpo mistico di Cristo e unica arca di salvezza; lo Spirito Santo, santificatore delle anime e anima della Chiesa; il pontefice romano, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa; il magistero custode del deposito rivelato; l’ordine morale e la legge di Dio; la regalità sociale di Cristo e la civiltà cristiana; i sacramenti della nuova legge; il santo sacrificio della messa, la santa eucaristia e la liturgia cattolica; la vita cristiana, la santità e la perfezione della carità; i novissimi e la speranza cristiana; la crisi moderna e il dovere di professare la fede.

Quanto ai contenuti non c’è nulla di nuovo che non sia stato già detto e ripetuto. Se si tolgono le critiche e le osservazioni ai numerosi “errori” conciliari e al loro contesto teologico e pratico di riferimento rimane al lettore un traliccio dogmatico desueto con legami occasionali e formali alla Scrittura.

Attingendo alla “retorica del confronto” i firmatari “inventano” una Chiesa da cui poter prendere distanza senza mai affrontare le loro interne contraddizioni: attestano la tradizione per uscirne, difendono il papato per ignorarlo, rifiutano il moderno usando tutta la sua strumentazione concettuale ecc.

La galassia e l’appello 

La decisione della fraternità di quattro nuove ordinazioni episcopali ha messo in fibrillazione le aree tradizionaliste più radicali di loro – spesso si tratta di fuoriusciti – dove le ordinazioni sono già moneta corrente. I redentoristi “transalpini” che hanno recentemente riaperto il conflitto con la Chiesa negandosi alla comunione con il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, hanno deciso di fare ordinare vescovo il loro superiore e fondatore, p. Michael Maly.

Per l’ordinazione, prevista il 25 luglio prossimo, chiameranno uno dei numerosi vescovi della galassia tradizionalista, il “sedevacantista” Pierre Roy. Ordinato da Rodrigo Ribeiro da Silva e questo a sua volta ordinato dal Richard Williamson, cacciato dalla fraternità san Pio X, Roy è stato mentore e garante per un certo periodo delle clarisse scismatiche spagnole di Belorado, è critico della fraternità san Pio X ritenuta cedevole e incoerente e appartiene ai “vescovi” dei molti spezzoni fra loro contraddittori del tradizionalismo radicale.

Fra questi, il sodalizio Mater Boni Consilii, che in un comunicato del 5 maggio denuncia i gravi errori del lefebvrismo, ma difende vigorosamente la validità delle loro ordinazioni. Forse per coprire la propria: Geert Stuyver, ordinato nel 2016 da Robert McKenna.

In questo contesto è risuonato l’estremo tentativo di papa Leone XIV per impedire lo scisma. Il 16 giugno ha detto di pensare a un ultimo appello per invitarli a non farlo, aggiungendo «ma la scelta è loro […] Bisogna renderci conto di ciò che significa, per loro. Per la Chiesa certamente la divisione tra i cristiani è sempre un punto molto doloroso, però loro rifiutano di accettare certi elementi fondamentali della Chiesa, cominciando da diversi punti del concilio Vaticano II. Se fanno quella scelta mi dispiace, ma noi dobbiamo andare avanti».

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