
Il 19 agosto, la legge eutanasica approvata dal parlamento francese è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. L’arcivescovo di Parigi, Laurent Ulrich, commenta: «Fa ormai parte del nostro sistema di diritto. Ma questo non significa la fine del nostro impegno perché prevalga la fraternità. È necessario continuare a pregare, sperare e agire con creatività e coerenza […] Oggi, domani e in futuro sarà necessario fare delle scelte coraggiose e, forse, contro-corrente, a cominciare da quanto decideremo per noi stessi. Dipende anzitutto da noi di scegliere di non usufruire di tale “nuovo diritto”».
Approvata dopo un lungo e contrastato percorso il 15 luglio con una modesta maggioranza (291 si, 241 no), la legge prevede la possibilità di “darsi la morte” a queste condizioni: essere maggiorenne, di cittadinanza francese, affetto da malattia incurabile, con sofferenze “insopportabili”, in grado di manifestare la propria volontà libera e chiara.
La maggioranza in parlamento a favore della legge si è progressivamente assottigliata: nel maggio 2025 i sì erano 304 contro 199 no; in febbraio 2026, erano 299 contro 226; il 30 giugno, 295 contro 232. Nonostante un triplice no del senato, la forte resistenza del personale curante in particolare delle “cure palliative” e l’opposizione delle Chiese e delle religioni, l’indirizzo del presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, e una maggioranza trasversale (ma in prevalenza di sinistra-centro) hanno voluto chiudere il confronto con il voto.
Il no della Chiesa
All’indomani dell’approvazione, i vescovi cattolici hanno riconfermato la loro valutazione negativa: «Questo 15 luglio 2026 segna una svolta cruciale nella storia del nostro Paese. Con la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito, i membri del Parlamento hanno sancito nella legge francese la possibilità di porre fine alla vita. Questa scelta rompe con la lunga tradizione di cura, il cui scopo è alleviare la sofferenza e accompagnare ogni persona fino alla fine naturale della propria vita.
Negli ultimi quattro anni, insieme ai vescovi di Francia, abbiamo partecipato seriamente e responsabilmente al dibattito sulle cure di fine vita, esprimendo le nostre convinzioni e dialogando con tutti. Attingendo alla secolare esperienza della Chiesa nell’accompagnamento dei malati, dei morenti e delle loro famiglie, ci siamo impegnati a condividere le nostre riflessioni sulla dignità di ogni vita umana. Il Presidente della Repubblica aveva annunciato un dibattito sereno, informato e rispettoso, ma è evidente che considerazioni politiche, ideologiche e senza dubbio anche economiche, mascherate da una retorica fuorviante, hanno vanificato questa ambizione.
Una questione così fondamentale per il nostro contratto sociale meritava che le conseguenze umane, mediche, etiche e sociali dell’eutanasia e del suicidio assistito fossero pienamente considerate. Gli effetti di tale legislazione non sono ancora stati pienamente valutati, ma si stanno già manifestando. Il nostro rapporto con la vulnerabilità, la vecchiaia, la disabilità e la malattia cambierà. Il legame di fiducia tra le generazioni, così come tra chi si prende cura degli altri, i pazienti e le loro famiglie, si indebolirà e la percezione della fragilità nella società ne risentirà.
I più poveri saranno probabilmente i primi a pagarne il prezzo: non volendo essere un peso per i figli o i nipoti, gli anziani in situazioni precarie potrebbero sentirsi spinti a morire. Inoltre, l’esperienza di altri Paesi dimostra che i criteri per accedere al suicidio assistito tendono ad ampliarsi, a scapito delle cure palliative».
Consiglio costituzionale e obiezione di coscienza
La durezza e asprezza del confronto civile e parlamentare si sono espresse con i cinque ricorsi al Consiglio costituzionale, ultimo garante della Carta costituzionale, immediatamente dopo l’approvazione in aula.
Tre gruppi di senatori e parlamentari hanno rinnovato le loro critiche a una legge che rovescia uno dei principi basilari della convivenza civile e, cosa assai rara, un ricorso è stato sottoscritto dall’attuale presidente del consiglio, Sébastien Lecornu, e dal presidente del senato, Gérard Larcher.
Il 14 agosto il Consiglio costituzionale ha risposto confermando l’impianto complessivo della legge, ma ha suggerito di ampliare la possibile obiezione di coscienza oltre il personale medico e paramedico anche ai farmacisti, delegati a preparare il composto farmacologico letale. Ha chiesto inoltre al medico che accoglie e conferma il volere del paziente di tenere in considerazione l’opinione del tutore legale quando esso sia previsto. Ma soprattutto amplia la possibile obiezione di coscienza anche alle istituzioni ospedaliere e di servizio agli anziani e ai morenti.
Nel commento alla decisione, il Consiglio costituzionale avverte che la legge non dove impedire «al responsabile di una istituzione ospedaliera privata possa rifiutare che la procedura di aiuto alla morte si attui nei suoi locali, quando una tale procedura è chiaramente contraria alle missioni statutarie e al progetto dell’istituzione». Con l’avvertenza, tuttavia, di poter indirizzare l’interessato ad altro centro medico.
A testimonianza dell’abrasività del dibattito basti ricordare che all’indomani della decisione di Sébastien Lecornu di ricorrere al Consiglio costituzionale (un’intervista a Paris Match il 22 luglio), i co-relatori della legge hanno subito fatto giungere al Consiglio una risposta alle osservazioni del primo ministro e, pochi giorni dopo (28 luglio), 150 direttori di istituti di sanità e medico-sociali di riferimento cattolico (in rappresentanza delle 327 strutture) hanno invocato l’estensione dell’obiezione di coscienza: «Quello che auspichiamo è la libertà per le dirigenze degli istituti di poter attestare di non mettere in atto l’aiuto al morire in ragione del rispetto della propria libertà e delle proprie convinzioni religiose».
Uno dei pionieri delle cure palliative, il medico non cattolico Jean-Marc La Piana, ha fatto presente che l’aiuto a morire non corrisponde all’etica professionale: «Dare la morte non è una cura, ma soprattutto questo destabilizzerà i nostri gruppi di lavoro e nuocerà alla loro creatività, alla loro capacità di accompagnare ciascun malato quale sia la sua condizione».
Decreti applicativi e problemi pastorali
Il vescovo di Nanterre, Matthieu Rouge, pur valorizzando l’estensione dell’obiezione di coscienza alle strutture ospedaliere cattoliche, esprime la sua tristezza davanti all’evidenza che «l’aiuto a morire vince sull’aiuto a vivere». «Il fatto stesso di poter mettere mano alla vita altrui è un attentato ai fondamenti della vita sociale», diventerà una pressione sulle persone più fragili e vulnerabili e produrrà una diminuzione degli investimenti sulle cure palliative.
La fondazione Jérome-Lejeune sottolinea che non vi è una protezione specifica su persone con deficienza mentale e fa notare che quattro dei giudici del Consiglio costituzionale si erano espressi pubblicamente a favore della legge e non avrebbero dovuto partecipare alla decisione.
Si apre ora il dibattito sui decreti attuativi in capo all’Autorità di sanità che dovrà determinare come declinare l’obiezione di coscienza, scegliere i prodotti letali, le condizioni dell’amministrazione degli stessi, come reagire davanti a possibili complicazioni o al fallimento dell’operazione. Si dovrà dare orientamenti se procedere per via di iniezione o per via orale e le eventuali tariffe da applicare.
Si aprono problemi da risolvere anche sul versante pastorale. Il mondo ecclesiale è attraversato dalla tensione fra accomodanti e intransigenti. Una disciplina ristretta dell’obiezione di coscienza per le istituzioni ospedaliere vedrà l’opzione della chiusura oltre a quella del compromesso (affidare ad altri l’operazione, ad es.).
Per le persone che sceglieranno l’eutanasia, la lettera vaticana Samaritanus bonus (2020) prevede il rifiuto della confessione e dell’unzione degli infermi. Ma come declinare l’accompagnamento spirituale e fino a che punto? Un prete potrà essere presente agli ultimi momenti o no? Come sviluppare l’ascolto e l’accompagnamento con la disapprovazione del gesto? Ne conseguono i comportamenti da tenere per le esequie e i riti di sepoltura, con i familiari e i parrocchiani.
Canada e Svizzera
Interrogativi e problemi già affrontati da Chiese di altri paesi. In Canada, ad esempio, i vescovi si sono frontalmente opposti all’ipotesi che l’eutanasia possa avvenire dentro gli ospedali o residenze assistite cattoliche.
Scrivevano nel 2023: «Ci opponiamo unanimi e senza equivoci alla pratica dell’eutanasia o del suicidio assistito negli istituti di sanità cattolici. Ci opponiamo a tutti i tentativi del governo e di altri indirizzati a forzare tali istituti a praticare il suicidio assistito». Recentemente, anche il solo riferimento all’isolamento e alla solitudine giustificherebbe il ricorso all’eutanasia.
A dieci anni dall’introduzione della legge, il ricorso al suicidio assistito interessa ormai il 5,1% dell’insieme dei morti nel paese. L’accettazione sociale del fenomeno non esime la comunità credente dal dovere di riaffermare le indicazioni del Vangelo curando handicappati e fragili, accompagnando i morenti e sostenendo coloro che li aiutano.
In Svizzera la Chiesa cattolica, confermando la sua opposizione all’eutanasia, scrive il 30 settembre 2024: «(la Chiesa) non persegue la chimera dell’aiuto al suicidio, in nome di un diritto umano mal compreso, ma la solidarietà autentica con le persone più vulnerabili della nostra società». Il codice svizzero censura l’eutanasia attiva, ma non quella passiva (indotta dal paziente).
Nel paese, sono attive diverse aziende che praticano l’eutanasia. Le più note sono Dignitas e Pegasos. In un’inchiesta radiotelevisiva (Mise au Point, 5 luglio 2026), si informa che Pegasus è rivolta a utenti stranieri (200-300 all’anno). Non chiede nessun esame medico: basta avere 18 anni e pagare 10.000 franchi svizzeri.
Belgio, Olanda e USA
In Belgio la proporzione dei morti per eutanasia è al 4% e si prevede che, entro l’anno, raggiunga il 5%. La legge approvata nel 2002 si è aperta ai minori nel 2014 e la sua interpretazione è diventata sempre più estensiva.
Secondo Léopold Vanbellingern, direttore dell’Istituto europeo di bioetica, è in atto «una vera evoluzione societaria e antropologica: dopo vent’anni di pratica legale in Belgio oggi ciascuno deve chiedersi se desidera sì o no scegliere di morire».
Anche in Olanda la pratica eutanasica è in piena espansione dal 2001. La proporzione dei decessi è arrivata al 6% e l’eutanasia è permessa anche in ragione di demenza senile e di disturbi psichici.
Theo Boer, in precedenza favorevole alla legge e membro dell’autorità di vigilanza, denuncia la banalizzazione del gesto eutanasico, diventato ormai «una maniera di morire come un’altra». «Se andiamo avanti su questa strada, se continuiamo a sostenere che la vita umana ha valore solo a certe condizioni, l’eutanasia finirà per ritorcersi contro tutti, anche contro coloro che la sostengono».
Nel giugno scorso, è stata resa nota la prima eutanasia su un bambino sotto i 12 anni, malato terminale. Il vescovo di Haarlem-Amsterdam, Jan Hendriks, commenta: «Sono ormai trascorsi 25 anni dall’introduzione dell’eutanasia in Olanda: un tempo veniva presentata come una soluzione in casi eccezionalmente gravi, mentre ora è diventata una delle cause di morte più comuni […] Tra i giovani vedo che si sta diffondendo la sensazione che così stiamo minando le fondamenta della nostra civiltà».
Per gli USA, il presidente del National Catholic Bioethics Center, Joseph Meaney fa notare la curiosa contraddizione fra la promozione del suicidio assistito in alcuni stati dell’Unione e, dall’altro, tutto il lavoro di prevenzione del suicidio: «Le statistiche mostrano che, negli stati in cui il suicidio assistito è legalizzato, si registra anche un aumento dei suicidi in generale».
«Quando la posizione etica fondamentale secondo cui non si dovrebbe togliere la vita agli innocenti (non condannati dalla legge, ndr.) viene rifiutata e si ritiene che certi individui abbiano una vita “non degna di essere vissuta”, si aprono le porte a un suicidio accettabile da un punto di vista sia medico che sociale».





