Paraguay: vicinanza alle popolazioni indigene

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In seguito alla morte di due leader indigeni durante un’operazione condotta dalla Segreteria nazionale antidroga (SENAD) nella comunità Ava Guaraní, lo scorso 14 agosto, il cardinale Adalberto Martínez Flores ha espresso il proprio cordoglio e si è unito all’appello della comunità affinché le autorità accertino i fatti e facciano piena chiarezza sull’accaduto.

L’arcivescovo di Asunción ha sottolineato il servizio che i due uomini svolgevano a favore della loro comunità. Antonio Carrillo era il leader di Tekoha Y’apo e coordinatore di un’organizzazione indigena del dipartimento di Canindeyú, mentre Catalino Correa era insegnante di bambini e giovani.

Tre giorni prima dell’operazione, il Ministero dell’Interno aveva ricevuto ufficialmente una segnalazione da parte di Antonio Carrillo e di altri leader Ava Guaraní, che denunciavano tentativi di espropriazione del loro territorio attraverso falsi titoli di proprietà.

Il cardinale ha rivolto alle autorità un appello a chiarire i fatti e ad ascoltare il dolore e la disperazione delle famiglie. «Le vedove, i bambini che chiedono del loro insegnante e un’intera comunità che attende risposte hanno bisogno di essere ascoltati», ha affermato.

Martínez Flores ha inoltre fatto appello al processo di dialogo recentemente avviato e ha chiesto alle autorità e al Ministero pubblico di fare piena luce sull’accaduto attraverso un’indagine «approfondita», volta ad accertare le responsabilità. Ha richiamato l’attenzione anche su altri gravi episodi segnalati durante l’operazione e ha chiesto garanzie per le famiglie coinvolte.

L’arcivescovo ha infine espresso la propria vicinanza all’intera comunità Ava Guaraní, sottolineando che l’applicazione della legge deve garantire la tutela della vita e dei diritti delle popolazioni indigene e assicurare che «nessun fatto rimanga impunito».

Anche il Coordinamento nazionale della pastorale indigena (CONAPI), organismo della Conferenza episcopale paraguaiana (CEP), in un comunicato diffuso il 18 agosto, ha chiesto con forza alle autorità competenti di condurre «un’indagine esaustiva». Il Coordinamento ha inoltre sollecitato la protezione della comunità indigena di Y’apo, affinché siano garantite la sicurezza e l’incolumità dei suoi membri, nonché un adeguato accesso alle loro terre ancestrali.

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