
Sembrerà strana la riflessione su due argomenti distanti tra loro. In comune hanno la logica che sta prevalendo sull’opinione pubblica, appellando alla libertà e alla sicurezza. La reazione cattolica a queste tendenze è incerta tra il mantenere l’equilibrio dovuto ai rapporti Chiesa-Stato e il timore di apparire antichi e sorpassati.
La tesi che sostengo è che la visione cristiana è molto più umana di quanti dichiarano i laici (lasciando incerta e insondabile quest’ultima definizione). Inizio con il problema del fine vita e poi della sicurezza.
Voglio vivere
Avendo sperimenta l’accoglienza di persone con malattie “senza ritorno”, confermo che nessuno mi ha mai chiesto di morire.
La domanda è perché allora si invoca la morte? La risposta è nella solitudine di chi ha bisogno di presenza, di strumenti, di occasioni per vivere, pur in condizioni limitate di non autosufficienza.
La medicina è diventata meccanica: cura gli organi. Nelle circostanze nelle quali ogni cura medica non esiste o non ha miglioramenti, la medicina si ritira, lasciando ad altri la sopravvivenza di chi resta.
Un meccanismo che ha fagocitato risorse e competenze per la “guarigione”, oltre la quale non esistono obblighi coercitivi, anche perché la Costituzione (art. 38) ha distino il lavoratore dal cittadino. Il primo ha diritto all’assistenza, al secondo sono offerte risposte proporzionate alle risorse economiche disponibili.
La conseguenza è che a fronte di malattie irreversibili l’orientamento è orientato allo schema ospedaliero, con distinzioni di spesa “ospedaliera e alberghiera”: la seconda a carico della famiglia o, in mancanza di risorse, del Comune di residenza.
Non bisogna dimenticare che sono milioni le famiglie che accudiscono in casa disabili e anziani, perché non permettono ad altri di assistere i propri cari.
Il Libro del Siracide ha esortato, riferendosi al padre, «Anche se perdesse il senno, compatisci e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore».
A lato delle problematiche mediche si è inserito il dogma della libertà. Ognuno è portatore di libertà individuale inviolabile. Per la verità il concetto di libertà va coniugato con “che cosa a chi, con chi, per chi”. Non può essere invocato senza etica e senza riferimenti. Le creature umane sono destinate alla comunità. Da sole non riescono nemmeno a vivere e a sopravvivere: da qui l’aiuto reciproco per i momenti felici e tristi della vita.
I recenti episodi di omicidi-suicidi indicano che lo schema della sola libertà è pericoloso e anche criminale. Sembra che la disperazione sia in aumento; probabilmente è la solitudine a diventare insopportabile. La gravità dei fenomeni di morte è tale per le cause; episodi che sarebbero risolvibili con il dialogo, la vicinanza, l’aiuto.
La libertà offre la prospettiva della decisione, ma esasperata può procurare perversione e morte.
La spiritualità cristiana è aperta, orientata alla felicità, perché il nostro Dio «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite»; «Dio non ha creato la morte e non gode della rovina dei viventi». I vangeli mettono insieme l’amore di Dio e l’amore del prossimo in un unico comandamento.
A questi orientamenti devono seguire l’attenzione, la solidarietà ampia, non legate solo ad alcuni, ma a tutti, anche se è difficile amare e aiutare tutti. Lo stile odierno è purtroppo concentrato al proprio benessere. Senza offesa, sembrerebbe che ognuno cerca la propria unica felicità, dimenticando che il benessere è frutto di molte componenti che intessano la vita.
La sicurezza
Impressionano le risposte alle odierne forme di aggressività nella vita sociale, personale e familiare. Le azioni immediate sono le telecamere e l’aumento delle pene.
Sono due i capisaldi da non trascurare. L’inclusione e il rispetto delle regole. Recentemente è prevalsa la sensazione che l’immigrazione sia il motivo prevalente di delitti. Da qui il tam tam di rimanere soli, razza incontaminata bianca e sicura. È vero che le persone incarcerate sono percentualmente più numerose tra gli immigrati. Bisognerebbe chiedersi il perché. Non abbiamo risolto il problema dell’immigrazione in un contesto di difficili equilibri. Da una parte la necessità di manodopera, dall’altra la sicurezza dell’integrazione.
Chiedere che tutti gli immigrati siano persone oneste e rispettose delle leggi è utopia. Non c’è e non può esserci la selezione dei buoni comportamenti per quanti chiedono di venire nel nostro paese. Dall’altra, molte delle irregolarità derivano da contesti di indirizzo precario, con falsi documenti di immigrazione o frutto di immigrazione clandestina.
Per essere sinceri non esiste purtroppo una politica seria di immigrazione che oscilla tra necessità e integrazione.
Il cambio di politiche immigratorie è urgente: la nostra popolazione diventa sempre più anziana; le nascite sono minori. Da qui un agglomerato di persone senza identità e senza equilibrio. Per ottenere sicurezza è indispensabile la soluzione dei problemi seri dela vita: case, lavoro, istruzione.
Senza dimenticare il rispetto delle regole – necessario ad abbassare violenze, trasgressioni, furti ed episodi di sangue.
La spiritualità cristiana è adeguata al rispetto della cultura, senza discriminazioni. Seguire chi promette giustizia e pugno duro è illusorio. È giunto il memento di relazionare la fede, la dottrina, la liturgia nei contesti della nuova era del mondo. La strada migliore è raccontare il Vangelo, sicuri che porta pace e progresso.





