Tariq Ramadan: stop all’islamizzazione del moderno

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La condanna a 18 anni di carcere per stupro a Tariq Ramadan pronunciata dalla Corte criminale di Parigi il 24 marzo segna il tramonto di una figura prestigiosa dell’islam occidentale e la fine dell’interpretazione coranica che perseguiva non la modernizzazione dell’islam ma l’islamizzazione del moderno.

Il 28 agosto 2025 una condanna similare (sempre per stupro) era stata pronunciata da un tribunale svizzero dopo una complicata vicenda procedurale (cf. qui su SettimanaNews).

L’attuale sentenza francese non è stata meno frastagliata. Le accuse di violenza sessuale verso il sapiente islamico erano emerse nel 2017. Ramadan aveva dapprima negato ogni accusa per poi ammettere i rapporti sessuali con diverse donne considerati però consenzienti. Tre di queste hanno continuato a perseguire la denuncia nonostante il consiglio del procuratore di ritirarla. Arrivando così all’attuale conclusione.

L’accusato non si è presentato in giudizio invocando un rapido aggravamento della sclerosi che lo ha colpito. Ma i medici non hanno confermato, parlando di stabilizzazione clinica. Così il tribunale lo ha perseguito in contumacia provocando l’abbandono dell’aula degli avvocati difensori.

Secondo la sentenza, gli approcci sessuali di Tariq Ramadan potevano essere inizialmente consenzienti ma non le violenze successive con cui il rapporto veniva consumato, dove i giudici hanno visto la pretesa di annichilire l’umanità delle vittime e la negazione dell’alterità.

La vicenda giudiziaria pone probabilmente la parola fine ad una ipotesi teorica elaborata dal sapiente islamico.

Figura poliedrica, Tariq Ramadan nasce in Svizzera nel 1962, nipote di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani. Formato a Ginevra, al-Azhar (Cairo) e Friburgo, ha insegnato a Oxford, in Qatar, Marocco e Giappone. Respinto e poi accolto negli USA, è stato consulente del governo Blair e di varie commissioni dell’Unione Europea. Ha partecipato anche al convegno fra cattolici e islamici in Vaticano nel 2008.

Neo-egemonia islamica

La sua posizione religiosa-culturale potrebbe essere definita una «neo-egemonia musulmana», fra due opposti: la tradizione teologico-giuridica, da un lato, e, dall’altro, l’apertura alla dimensione storico-critica.

La gran parte delle scuole e dei sapienti musulmani è sul versante teologico-giuridico e guarda con sospetto a Ramadan, mentre una seconda persegue una lettura storico-critica del Corano e un’interpretazione positiva del moderno. Ambedue sono avverse e critiche ai suggerimenti di Tariq Ramadan. Egli persegue una via diversa: riconoscere al contesto storico-civile di appartenenza una parola decisiva in ordine all’interpretazione del Corano e delle fonti normative. Politica, cultura, tecnologia, scienza ecc. entrano a definire un islam che non si connota solo in senso duale fra chi è dentro la Umma (i territori islamici) e chi ne è fuori, ma che vive «testimoniando» la fede nel proprio contesto.

I testi non sono l’unica fonte del diritto e la riforma non è adattamento ma trasformazione, non è modernizzazione dell’islam ma islamizzazione del moderno e del post-moderno in vista di una «nuova egemonia» islamica da perseguire in Occidente. Un’impresa, che, a parere degli oppositori, non ha la necessaria robustezza teorica e si espone alla “doppiezza”: garantire l’islam tradizionale in tutto il suo impianto, dalla sharia alle norme familiari e relative alle donne, e rincorrere elementi occasionali di modernizzazione.

Abbandonato dalla sua gente, che ha censurato i suoi comportamenti, e marginalizzato dagli esperti delle due sponde (modernisti e tradizionalisti), Ramadan vede tramontare un’ipotesi della relazione dell’islam con il moderno non priva di suggestione.

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